Intestazione

“Alla base di molte iniziative ci sono persone immigrate in Svizzera da altri Paesi”.

Testo

Anina Torrado Lara

Pubblicato

17.03.2022

Dina Bader e Denise Efionayi-Mäder sono ricercatrici al Forum svizzero per lo studio delle migrazioni e della popolazione all’università di Neuchâtel. Per il programma di promozione “ici. insieme qui.” hanno analizzato come collaborino tra loro gli organi competenti e i volontari per sostenere al meglio chi è immigrato in Svizzera. La situazione attuale dimostra che in Svizzera ci sono moltissime persone pronte a offrire solidarietà su base volontaria per facilitare l’inserimento di chi è appena arrivato nel Paese.

Denise, che cosa aspetta una persona immigrata da poco in Svizzera?

Denise Efionayi-Mäder (DEM): Ovviamente all’inizio è tutto nuovo! Notiamo che chi immigra in Svizzera per ragioni lavorative o familiari si ambienta relativamente in fretta e inizia a partecipare rapidamente alla vita sociale. I rifugiati hanno più difficoltà. 

Quali sono gli ostacoli maggiori per chi è appena arrivato?

DEM: Grazie all’Agenda Integrazione Svizzera (AIS) 2019 alcune cose sono migliorate. Tuttavia le persone provenienti da altri Paesi continuano ad accedere troppo tardi o solo parzialmente al mercato del lavoro e all’istruzione. Spesso i titoli di stu

dio non vengono riconosciuti o esistono deficit linguistici. Inoltre, i settori in cui vengono principalmente impiegate persone provenienti da un contesto migratorio sono caratterizzati da rapporti lavorativi precari. E spesso il sostegno idoneo e precoce alla prima infanzia non è ancora sufficientemente sviluppato.

Dina Bader (DB): Purtroppo attraverso i mezzi di comunicazione e i social media si diffondono ancora stereotipi e accuse. Per esempio, c’è chi afferma che i richiedenti asilo “abusano del sistema”. I pregiudizi rendono difficoltoso entrare in contatto con la popolazione locale. I richiedenti asilo si ritrovano spesso a dover “dimostrare” di “meritarsi” un posto in Svizzera. L’integrazione sociale e professionale è ancora più difficile a causa di permessi di soggiorno che danno poca sicurezza. 

Quali vie di accesso rimangono quindi a chi immigra? 

DEM: Negli ultimi vent’anni la promozione dell’integrazione è diventata sempre più professionale, anche in relazione al fatto che la gente si sposta sempre di più. Dai nuovi arrivati ci si aspetta che si integrino rapidamente nel nuovo ambiente. Allo stesso tempo i requisiti sociali e professionali nella società della conoscenza sono aumentati. Diventa quindi sempre più importante sostenere chi è immigrato da poco in diversi ambiti di vita. Ad esempio attraverso una promozione linguistica mirata oppure con un sostegno precoce ai bambini piccoli plurilingue. Solo coloro che possiedono solide conoscenze di base ed esperienze lavorative sfruttabili nel nuovo contesto hanno buone prospettive. 

Com’ è possibile inserire iniziative su base volontaria nel lavoro di integrazione professionale?

DEM: I volontari mostrano nuove possibilità di accesso alla società e al mercato del lavoro per i nuovi arrivati. Per esempio, tramite la promozione linguistica è possibile allacciare nuovi contatti ed esercitare la lingua durante il tempo libero. 

DB: Gli studi dimostrano che le persone assistite apprezzano soprattutto la vicinanza e il rapporto autentico che si sviluppa con i volontari. A differenza dei professionisti, che sono tenuti a mantenere una certa distanza e che possono dedicare solo un tempo limitato ai singoli individui, i volontari mettono a disposizione il loro tempo libero. Coinvolgono le persone provenienti dagli altri paesi nella loro rete sociale mettendoli in contatto con le loro famiglie e cerchie di amici. In tal modo nascono anche amicizie durature. Per i richiedenti asilo, ospitati in centri di accoglienza, i volontari sono spesso gli unici contatti con la popolazione locale. I volontari rendono possibile un’integrazione sociale che va ben oltre il loro “lavoro”, per esempio quello di un mentoring.

Quali sono le attività più preziose che possono svolgere i volontari?

DEM: Quando lo scambio tra immigrati, volontari e popolazione locale avviene spontaneamente, queste relazioni diventano speciali e non sono sostituibili dalla mediazione professionale. Le persone immigrate, ad esempio, possono anche rivolgere domande personali ai volontari, cosa che presuppone un rapporto di fiducia particolare. Come dimostrano numerosi studi, i contatti personali sono preziosissimi, per esempio nella ricerca di un posto di lavoro e di un alloggio o in caso di incomprensioni con le autorità. Per raggiungere una collaborazione ottimale, gli specialisti e i volontari devono riconoscere di essere complementari e imparare ad apprezzarsi a vicenda.  

Quali iniziative dei volontari sono particolarmente efficaci?

DEM: Può essere un vantaggio coinvolgere persone che hanno a loro volta un trascorso migratorio. Forti delle loro esperienze personali, sono in grado di fornire valide risposte alle sfide quotidiane. Iniziative basate sulla conoscenza reciproca permettono alle persone di ottenere riconoscimento e di prendere parte alle decisioni. Se tutti agiscono insieme, tutti ne traggono vantaggio. E, cosa molto importante, in tal modo non insorgono rapporti di dipendenza unilaterali o assistenza paternalistica. 

Che cosa caratterizza i volontari che a loro volta hanno un passato migratorio?

DEM: L’interfaccia tra migrazione e impegno volontario necessita ancora di un ampio lavoro di ricerca. Alcuni studi dimostrano però che le persone provenienti da un contesto migratorio sono molto presenti nel lavoro di integrazione, sebbene in tutti gli altri settori svolgano ufficialmente meno volontariato rispetto ai cittadini e alle cittadine svizzeri/e. Notiamo che sono particolarmente attive nell’impegno volontario persone di mezza età che risiedono in Svizzera da tempo e che tendenzialmente hanno un buon livello di istruzione. È anche interessante notare che nell’ambito dell’integrazione le donne sono più presenti degli uomini. Solitamente invece è il contrario.  

“ici. insieme qui.” punta sull’incontro e sulla comunicazione, sul crescere con più lingue e sulle prospettive lavorative. Qual è il contributo delle iniziative in questi ambiti? 

DB: Che l’iniziativa nasca dalla mancanza di proposte o dalla necessità di migliorare il benessere individuale degli immigrati coinvolti, i progetti sostenuti da “ici. insieme qui.” colmano delle mancanze e rafforzano la coesione in una società multiculturale.

Ultima domanda: le iniziative su base volontaria possono anche aumentare le disuguaglianze sociali?

DEM: C’è questo rischio quando l’impegno della società civile non viene considerato una logica integrazione dei servizi professionali, bensì una loro variante più economica. Chi proviene da altri Paesi è spesso svantaggiato nella vita lavorativa, nell’istruzione o sul mercato del lavoro rispetto alle persone del luogo. Se i finanziamenti pubblici vengono sostituiti da donazioni e volontariato, le proposte sono esposte a maggiori incertezze e rischiano di aumentare le disuguaglianze e compromettere le pari opportunità.

Sullo studio e sulle autrici

Denise Efionayi-Mäder e Dina Bader del Forum svizzero per lo studio delle migrazioni e della popolazione all’università di Neuchâtel, su incarico di “ici. insieme qui.”, hanno svolto ricerche sul volontariato nell’ambito della migrazione. Lo studio dal titolo Programme de financement «ici. ensemble»: pistes scientifiques et empiriques (Programma di finanziamento “ici. insieme qui.”: vie scientifiche ed empiriche) è disponibile per il download gratuito.

Dina Bader von der Universität Neuchâtel

Dina Bader

Dina Bader

Dina Bader ha conseguito il dottorato di ricerca in sociologia ed è responsabile di progetto al Forum svizzero per lo studio delle migrazioni e della popolazione all’università di Neuchâtel. Da oltre dieci anni partecipa a numerose valutazioni e a molti incarichi di ricerca negli ambiti dell’integrazione, delle problematiche di genere e del razzismo. 

Denise Efionayi-Mäder von der Universität Neuchâtel

Denise Efionayi-Mäder

Denise Efionayi-Mäder

Denise Efionayi-Mäder è sociologa, responsabile di progetto e vicedirettrice del Forum svizzero per lo studio delle migrazioni e della popolazione all’università di Neuchâtel. Il suo lavoro si concentra tra l’altro su questioni relative alla partecipazione dei migranti, alla politica migratoria, sociale e sanitaria, ai sans-papiers e al razzismo.